Rodolfo Savoia


Le due foto qui sopra sono rappresentative della mia ambivalenza artistica: da un lato il figurativo tradizionale, dall'altro l'astratto/informale cui sono approdato negli ultimi tempi, cosa forse impensabile per chi mi aveva conosciuto come pittore e disegnatore ancorato alla tradizione figurativa. Le due strade corrono ora parallelamente, e a dire il vero non c'è contraddizione perché le considero due facce della stessa medaglia. Sono approdato all'astratto partendo dal figurativo, avendo praticato come tappa intermedia il "falso astratto", ovvero la rappresentazione di porzioni del reale che, avulse dal contesto, appaiono come figurazioni astratte, ovvero non immediatamente riconoscibili in quanto reali; spesso solo il titolo dell'opera può chiarire l'oggetto della rappresentazione. Oltre al dualismo figurativo/astratto porto avanti un dualismo nelle tecniche adottate: accanto all'uso tradizionale dei pastelli su carta ho sviluppato una personale tecnica mista su pannello rigido, come spiegherò brevemente in questa pagina. Le note biografiche e il curriculum artistico li trovate nelle rispettive sezioni, così come le numerose foto di opere (cliccate i link in testa alla pagina).
Mi sono appassionato all'arte fin da ragazzo, cimentandomi con la pittura ad olio per rappresentare su tela paesaggi e scorci urbani (ma ricordo anche ritratti a carboncino). In età matura, quando  già esponevo in Gallerie d'arte e concorrevo in Premi di Pittura, ho cominciato a provare i pastelli su carta, e questa tecnica è diventata per me il mezzo espressivo d'eccellenza, non trovando più sodisfazione nell'uso dei pennelli. Solo negli ultimi anni ho recuperato l'uso dei colori ad olio, ma solo come fase intermedia nella "tecnica mista" di cui parlerò tra poco. Ho provato anche l'acquerello, ma non mi è congeniale.
Tra i vari tipi di pastello offerti sul mercato (gessetti, crete, pastelli a olio...) avevo scelto i pastelli a cera, nello specifico i Carandache Neocolor I; ma per fortuna poi ho trovato anche i Carandache Neocolor II, che sono acquarellabili ma che io utilizzo a secco. Il pregio degli acquarellabili rispetto ai pastelli a cera è che sono più morbidi e plastici e sono disponibili in una gamma di tonalità molto più ampia, il che mi facilita molto nell'esecuzione dei lavori. Tuttavia utilizzo ancora i pastelli a cera nella fase iniziale dei disegni, preoccupandomi di coprire uniformemente la superficie colorata: a tal fine utilizzo delle matite di carta assorbente (che io chiamo "sfumini") per stendere con la dovuta pressione la cera sulla carta. Questa operazione di stesura della cera colorata è necessaria soprattutto per i colori più scuri, al fine di ottenere alla fine uno scuro molto uniforme e profondo e accentuare il contrasto con i colori chiari e luminosi; per i colori chiari posso invece usare il pastello bianco al posto dello sfumino. Una volta completato in questa maniera  il disegno preliminare a cera, intervengo con i pastelli acquarellabili per definire i dettagli e le tinte definitive, ottenendo così un'opera finale che sembra una pittura anziché un disegno, perché mancano (quasi) le tratteggiature tipiche dei disegni. Devo precisare che per arrivare a questi risultati occorre continuamente fare la punta ai pastelli, non solo per definire con la massima precisione i dettagli, ma perché anche nel colorare ampie superfici la stesura del colore è molto più omogenea quando il pastello è appuntito. Ne consegue che è molto più il colore eliminato dal temperino di quello rimasto sulla carta. Quanto alla carta, la superficie deve essere assolutamente liscia, per annullare ogni possibile effetto della trama cartacea sulla resa finale (quando invece è proprio questo effetto ad essere sfruttato nella tradizione del disegno coi pastelli). Ormai da molti anni mi affido ad un cartoncino liscio e piuttosto consistente (Fedrigoni, grammatura 400), perché una certa rigidità del supporto mi dà maggiori garanzie durante la lavorazione).
Negli ultimi anni ho messo a punto una tecnica mista molto personale che combina li pastello a cera con la pittura ad olio, utilizzando come supporto dei pannelli "a media densità" (MDF) che trovo in falegnameria, tagliati su misura e disponibili in vari spessori (io ho scelto gli 8 mm), sui quali si può disegnare o dipingere senza trattamenti preliminari.  Con i pannelli posso produrre opere di maggiori dimensioni: mentre su carta la dimensione del disegno è condizionata dalla necessità di lasciare spazio bianco ai margini per il passe-par-tout (dovendo incorniciare il disegno sotto vetro evitando il contatto tra il vetro e la superficie colorata e trattata con un fissativo spray), il pannello MDF invece non ha limiti di dimensioni se non quelli della operatività e del peso e viene incorniciato senza vetro. La dimensione dei pannelli MDF da me utilizzati arriva fino ai 60 cm circa per lato.
La prima fase della tecnica mista consiste nel disegnare sul pannello con i pastelli a cera, con la necessaria precisione per le linee del disegno ma senza troppa preoccupazione per le tinte e per la copertura della superficie, copertura che può essere approssimativa perché, nella seconda fase, intervengo coi pennelli per stendere uniformemente i colori a olio sul disegno preliminare. Il colore a olio ingloba la cera colorata; io mi preoccupo che lo strato di colore sia molto sottile e senza increspature, perché voglio che l'opera finale presenti una superficie liscia. La terza fase consiste nella rifinitura superficiale con i pastelli a cera, fino a che non sono sodisfatto del risultato estetico. Per fissare i pigmenti  bisogna spruzzare prima una vernice spray (in almeno due riprese) e solo in un secondo tempo verniciare a pennello (in tre o più riprese) fino a che la superficie appare perfetta. Potrei anche dire che la verniciatura è così importante per la resa finale da poterla definire come la quarta fase del procedimento.
Le due tecniche da me utilizzate (pastelli su carta e tecnica mista su MDF) mi permettono entrambe di raggiungere buoni risultati in tutti i soggetti da me affrontati (paesaggi, nature morte, fiori, ritratti, nudi e astratti). Al momento non ho ancora affrontato l'astratto su carta, nè ho in programma di farlo prossimamente, anche perché le piccole dimensioni del formato cartaceo non valorizzano appieno, probabilmente, le potenzialità estetiche dell'arte astratta. Quanto alla tecnica mista,  ho escluso i paesaggi perché l'uso dei pastelli a cera in questa tecnica rende più difficile restituire nell'opera tutta la gamma di sfumature dei colori nella natura; invece ho ottenuto buoni risultati nei ritratti, se li rendo nelle tonalità grigie e seppia, e non escludo di procedere anche con i nudi in questa direzione.